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Nuotare controcorrente: la storia di Mattia Caracciolo

Nuotare controcorrente: la storia di Mattia Caracciolo

Scritto da: Alessandra Leone

13 min di lettura

Classe ‘89 e originario di Taranto, Mattia ha cominciato a sviluppare la sua vena artistica sin da adolescente, prima studiando canto in maniera professionale, successivamente con il disegno. Ha infatti studiato all’Accademia di Belle Arti a Bologna e attualmente lavora come illustratore freelance a Venezia.  La creazione del primo brand: Charlatan È durante gli anni bolognesi che Mattia inizia a creare le prime magliette e a lavorare come illustratore freelance: “All'epoca (2014), il dropshipping e l’e-commerce non erano ancora così sviluppati in Italia, infatti vendevo le mie magliette tramite Facebook oppure privatamente. Ho iniziato con le t-shirt, ritratti e stampe personalizzate, poi pian piano mi sono evoluto sempre di più. Oltre a fare lavori di illustrazione per delle aziende, ho creato un brand, Charlatan, che era il nome di un pesce cantastorie che nuotava controcorrente. Ciarlatano era come lo chiamavano gli altri pesci che non credevano ai suoi racconti perché estremamente fantasiosi".  La nascita di Mattia Caracciolo Nello stesso periodo, Mattia ha creato il suo primo store utilizzando Shopify e Printful come servizio di stampa. Vendeva abbigliamento e accessori con questo logo. “Tuttavia, nel momento in cui Charlatan diventò un marchio a tutti gli effetti, decisi che non volevo associare il mio lavoro a un brand, ma essere io a dare il nome a ciò che faccio”. Fonte: Mattia Caracciolo  Per questo, tutti i prodotti in vendita nel suo store sono firmati con il suo nome, Mattia Caracciolo: “Intendo il mio lavoro come una trasposizione della mia creatività e immaginazione in una serie di prodotti. Preferisco che le mie creazioni siano riconoscibili e riconducibili al mio nome anziché a quello di un brand. Ho fatto questa scelta e dopo la pandemia ho ristrutturato il concetto del mio lavoro. Voglio essere conosciuto come illustratore, questa è la definizione che voglio portare al mio pubblico”.  Attualmente Mattia lavora anche nel dipartimento creativo di Unobravo, la famosa Startup di psicologia online. In particolare si occupa dei contenuti illustrati e afferma di essere molto soddisfatto perché non solo lavora svolgendo la sua passione, ma lo fa per di più per un’impresa che apprezza. Parallelamente continua a lavorare come artista, di cui una delle sue declinazioni è proprio il suo e-commerce.   Fonte: Unobravo  Chi era Charlatan e come si è evoluto Parlaci ancora un po’ della tua prima creazione, Charlatan. È la stessa figura che contraddistingue i tuoi prodotti tuttora?  “Dal punto di vista grafico è cambiato poco. Inizialmente era più cicciottello con l'occhio ipnotico, cosa che adesso non ha più. Diciamo che si è evoluto e il punto d’arrivo è quello di oggi. Ha perso il nome di Charlatan ed è il pesce di Mattia Caracciolo, che detta così fa un po' ridere e molte volte la gente pensa abbia una connotazione erotica, ma non è assolutamente così.   Il pesce fa parte delle mie origini, da quando, da bambino, giocavo nel mare di Taranto inseguendo i pesci sott'acqua. È una sorta di identità originaria venuta a galla a Bologna attraverso delle sedute di arteterapia che mi hanno aiutato a sbloccare e sviluppare un certo tipo di creatività. Durante una di queste sessioni, ho disegnato un pesce che voleva uscire da un bicchiere, era un pesce che voleva stare fuori dall’acqua. Infatti molto spesso i pesci che disegno ora volano, ecco perché nelle mie stampe ci sono degli asterischi, vogliono indicare le stelle”.     Fonte: mattiacaracciolo.com     Fonte: Mattia Caracciolo  Cosa rappresenta per te il pesce? “È una figura molto autobiografica, c’è tanto di me in questo simbolo. Il pesce si è evoluto, è diventato più simile a una sardina perché dal mare di Taranto è passato per il fiume Reno di Bologna per poi arrivare alla laguna di Venezia e ha preso forme diverse. È stata un’evoluzione spontanea, è diventato così disegnando, non è stata macchinata. Rappresenta concetti come libertà, curiosità, ambizione, voglia di vivere, senso di comunità, voglia di inclusione”.  A proposito, Mattia mi spiega un concetto del Buddismo Nam Myoho Renge Kyo, religione che pratica da 11 anni, e che dice: “Uniti come i pesci e l’acqua”, che significa “tutti con corpi diversi, ma con la stessa mente”, proprio come i pesci che nuotano insieme per un obiettivo comune rispettando la loro unicità e le loro diversità. “Ci sono tanti concetti che ho assorbito nel corso della mia vita che ho voluto trasportare in questo pesce, diventando così il simbolo principale del mio lavoro”.  Illustratore affermato e gestore di un e-commerce Dal 2014 in poi, Mattia ha consolidato sempre di più la sua professione di illustratore. Nel 2016 ha lanciato il suo marchio Charlatan, l'ha registrato e ha cominciato a vendere t-shirt, shopper, felpe e teli mare tramite Printful che ha imparato ad usare da autodidatta. Poco dopo, decide di chiudere lo store per riaprirlo nel 2020 con il suo nome sotto forma di sito-vetrina dove possiamo trovare la sua autobiografia, informazioni di contatto e comprare le sue creazioni. “Aggiorno continuamente il mio sito web. Ultimamente sto aggiungendo altre stampe e sto utilizzando i nuovi poster stampati con la tecnica giclée che sono di buonissima qualità. Non ho provato tutti i prodotti, ho selezionato quelli che piacciono a me, come quelli della collezione eco-friendly, e ai miei clienti. La sostenibilità è un tema che mi sta a cuore, quindi cerco di evitare certi materiali per dare la priorità a quelli naturali ove possibile. Non faccio attivismo in questo senso, ma ritengo sia giusto fare quel che si può per la salvaguardia dell’ambiente. Su Printful ci sono prodotti eco-friendly molto validi, ma come dicevo prima non li ho provati tutti proprio perché sono da solo e non posso fare tutto”.    Fonte: Mattia Caracciolo  Mattia gestisce tutto personalmente, non ha altri soci: “Ho solo voi di Printful, ma questo mi sgrava da tutta una serie di complicazioni che avevo prima di utilizzare il vostro servizio. Non devo più andare personalmente a far stampare i miei lavori, incaricare modifiche se necessario, andare in posta per inviare i pacchi, ecc. Ovviamente, Printful prende una commissione, però è praticamente lo stesso costo che avevo quando delegavo la stampa a un laboratorio e spedivo da solo. Inoltre ho clienti anche all’estero, soprattutto in America, e i costi di spedizione sono esorbitanti, quindi collaborare con un servizio di dropshipping che è collocato sia in Europa che in America mi facilita.  Ho recentemente pubblicato un libro per bambini in America con un mio amico, ma è da tempo che lavoro a San Francisco vendendo le mie creazioni. Ho una piccola fetta di mercato che mi supporta e avere Printful in America mi ha aiutato tantissimo perché gli ordini vengono prodotti e partono direttamente dal magazzino degli Stati Uniti, non da quello in Europa, quindi mi risparmio tutta la questione dei dazi e delle dogane. Prima accumulavo un tot di ordini, li facevo stampare e li spedivo. Quello che più apprezzo di Printful è che non è necessario avere uno stock, non voglio avere sul groppone 50.000 t-shirt. Ovviamente, sono più limitato nel fare pubblicità, foto e marketing senza delle scorte a portata di mano, ma non mi interessa perché mi sono reso conto che io non voglio essere un brand, voglio essere Mattia Caracciolo ed essere conosciuto come un illustratore che crea anche prodotti con il suo nome”.  Il percorso in America  Come ti sei fatto conoscere in America e in quali altri paesi vendi? "Vendo in Italia, in Francia, qualcosina anche in Germania e Spagna. In America mi sono fatto conoscere già nel 2015/2016 prima di Charlatan, quando ho iniziato a creare t-shirt in collaborazione con un mio amico che ha un blog sulla comunità LGBTQIA+. Poi la mia nicchia si è allargata grazie a un’altra collaborazione sempre con lo stesso blog per il quale ho pubblicato il libro per bambini di cui parlavo prima “3 legs, 2 dads”, disponibile su Amazon. La storia è stata scritta dai miei due amici, mentre io ho creato le tavole illustrate. Adesso il nostro progetto è tradurlo in varie lingue e portarlo un po’ dappertutto".  Fonte: Mattia Caracciolo "Il libro narra la storia di un gatto a tre zampe che stava per essere soppresso perché nessuno lo voleva in quanto monco. Viene poi adottato da questa famiglia composta da una coppia gay, che in realtà sono i miei amici di San Francisco, Mike e Mike. È un racconto che vuole insegnare ai bambini l’inclusività, che la diversità è ricchezza e che tutte le famiglie sono famiglie, qualsiasi esse siano.  È un invito all'apertura nei confronti di quelli che possono rappresentare dei limiti per la società di oggi come non avere una gamba o essere parte di una famiglia arcobaleno. Vorrei tradurlo in italiano e inserirlo nel mio sito”. Social: la connessione con la sua community online Non usi Instagram per promuovere i tuoi prodotti, ma più per scrivere riflessioni e instaurare un dialogo con i tuoi follower. Qual è il messaggio che vuoi trasmettere su questa piattaforma?  “Sul mio profilo Instagram ho inziato ad approfondire la tematica LGBTQIA+ con un focus sull’omosessualità perché mi riguarda in prima persona. Oltre ad esprimere le emozioni che vivo quotidianamente, è un tentativo di portare alla luce certi aspetti e di far riflettere. Non voglio farmi portatore di verità assolute, ma di un punto di vista che illumina. Da una parte c’è il pesce che è più un logo, un simbolo riconoscibile che ha un suo perché; dall’altra la tematica dell’omosessualità che tratto attraverso altre figure che ho inventato col fine di aprire un varco su tutta una serie di argomenti su cui c’è ancora molta chiusura.  Sono più affezionato al pesce perché è più universale, può arrivare a tutti con dei concetti molto più ampi, però ho un segmento di persone che apprezza questo tipo di contenuti e se lo aspetta, quindi lo creo per loro e per me, perché è catartico rispetto a quanto vivo a livello sentimentale. Creo delle coppie omosessuali e tutti pensano che sia fidanzato con la persona che disegno, ma è la proiezione di un immaginario. Serve per raccontarmi in maniera autobiografica, per condividere il mio vissuto con chi poi mi scrive e mi confida che i miei post lo hanno incoraggiato a rivelarsi como omosessuale o semplicemente lo hanno emozionato.  Image: Mattia Caracciolo   Mattia, in pochi anni, è riuscito a creare una community online numerosa e coinvolta che oggi conta più di 16 mila followers. Ma come sono stati gli inizi, come hai fatto a promuovere la tua attività e a farti conoscere?  “Prima usavo Instagram e Facebook, ma quest'ultimo l’ho abbandonato perché non è più funzionale per me. Inizialmente, la promozione non è stata legata tanto ai social, ma più a un networking di persone e amicizie. Partendo da questa rete di contatti, ho trasportato tutto su Instagram e sul sito, ma senza sponsorizzazioni a pagamento. Non mi interessa avere più follower a tutti i costi. Voglio comportarmi con spontaneità in un mondo in cui invece tutti rincorrono la fama in maniera ossessiva e spasmodica. Il mio obiettivo è creare una sorta di awareness più intima e non ambire in maniera avida alla notorietà. Sono un artista (e ho fatto molta fatica a definirmi come tale), una persona creativa nell'animo, voglio regalare emozioni e mettere la mia creatività al servizio delle persone in primis. Tutto il resto va di conseguenza. Se fai le cose con il cuore, magari arriverà qualcuno che si occuperà di te in maniera più strategica, ma per il momento, non voglio fare business, preferisco liberarmi e utilizzare l'arte come espressione catartica”.   Fonte: Mattia Caracciolo  “L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita”. La famosa epigrafe del Teatro Massimo di Palermo, ispira il lavoro di Mattia Caracciolo, che con la sua arte intende aprire una dimensione di apertura e cambiamento attraverso un dialogo con il suo pubblico: “L’arte deve creare uno spazio di riflessione, non dovrebbe generare falsi miti o essere guidata dalla logica del profitto. Il successo è transitorio, la felicità assoluta è un’altra cosa”.  Non fai pubblicità a pagamento su Instagram, quindi come promuovi il tuo negozio? Crei newsletter, hai una strategia di marketing?  “In questo momento, non ho voglia di avere una strategia. So che mi darebbe molto di più però per me è un qualcosa che va oltre le strategie di marketing. Ho la mia vetrina, il mio seguito, le mie creazioni e porto avanti il mio lavoro con leggerezza. Comunico tramite Instagram e questo mi basta. Se volessi guadagnare solo dallo store comincerei a creare un piano più strutturato, con ads, con lo shop collegato al mio profilo Instagram, grafiche specifiche e collezioni diverse, ma ho capito che preferisco lavorare così come sto facendo. Voglio che il mio negozio sia un supporto, un'appendice rispetto a quello che faccio, curata e con un senso, ma un’aggiunta che mi aiuta nel momento in cui qualcuno vuole comprare le mie creazioni".    Fonte: Mattia Caracciolo  "Preferisco lavorare con spontaneità. Quando Charlatan era diventato un brand ho capito che io non sono fatto per fare l'imprenditore. Io sono un artista e voglio che quello che creo arrivi un po’ ovunque, come il mio pesce, e regalare gioia alle persone”. Progetti futuri Quali sono i tuoi piani per il futuro? Hai dei progetti? “Sicuramente voglio continuare con Unobravo perché mi consente di fare quello che amo fare al servizio di una giusta causa. Mi interessa molto il tema della salute mentale e mi piacerebbe crescere internamente non solo come illustratore, ma come figura creativa di rilievo perché è una start up che si sta espandendo in tutto il mondo e sta facendo molto per le persone. È un po’ in linea con quello che faccio io. Poi ovviamente vorrei farmi conoscere come artista, far arrivare il mio lavoro a quante più persone possibile affinché possa crescere e prendere nuove forme".    Fonte: Mattia Caracciolo  "Gli obiettivi sono importanti, ma alle volte bisogna dimenticarsene e lasciarsi trasportare dalla corrente, avere meno paletti e concedersi anche l'opportunità di non pensare troppo e non pianificare. Credo che quando immagini la tua felicità o la tua realizzazione in maniera troppo definita, sistematicamente non si concretizza come te la eri prefissata. Più sei libero, più le occasioni arrivano da sole. Magari, un domani i miei pesci finiranno in una galleria o in un museo importante, oppure no; potrebbe venirne fuori un libro o un’azienda, non lo so, non escludo niente, voglio solo ascoltare il mio ritmo interiore”.  Consigli per altri artisti Hai già un bel po' di esperienza nel mondo dell’arte e dell’e-commerce, cosa consiglieresti a chi sta muovendo i primi passi in questi due settori o a chi sta pensando di intraprendere il tuo stesso percorso? “Innanzitutto consiglio di ispirarsi a se stessi e non a come vorremmo essere. È la stessa cosa di quando provi un vestito e poi ti rendi conto che non è per te. Bisogna cucirsi addosso il proprio vestito, trovare la propria voce, capire bene qual è la propria essenza.  All'inizio pensavo di voler costruire un brand, ma poi mi sono reso conto che non era quello che volevo. Per fare ciò, bisogna esplorare ed esplorarsi, cambiare strada e sbagliare. Le persone che ricercano costantemente sono in una condizione di scomodità e quando si è scomodi bisogna per forza trovare nuove posizioni. Se invece va tutto liscio, non c’è sperimentazione né scoperta né sorpresa.  Quindi consiglio di sperimentare e sbagliare e poi sicuramente un minimo strutturare e impostare il proprio lavoro. È giusto avere una direzione, credo solo che non bisogna essere schematici quanto più ispirarsi a se stessi e trovare la propria unicità”.

28 nov 2022

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